Categoria: Enogastronomia

Spaghetti in bianco agli asparagi di campo

Gli asparagi di campo sono una varietà che nasce spontanea in zone boschive, ben diversi dagli asparagi di coltivazione, più spessi e meno saporiti di quelli selvatici. Se ne trovano in abbondanza in Sabina, nel Lazio, nel periodo primaverile. Si comincia ad andare in cerca di asparagi da aprile fin quasi a giugno.

L’asparago (Asparagus officinalis, della Famiglia Liliacee) sembra essere originario del continente asiatico, del bacino Tigri-Eufrate. La sua coltivazione ebbe origine probabilmente in Mesopotamia, circa 4000 anni fa. Secondo quanto illustrato da realizzazione siti web Roma responsivi, esso si presenta con un corto rizoma, da cui si sviluppa uno stelo che termina in una punta squamosa.

Il colore varia dal verde chiaro al verde scuro con tonalità che lo avvicinano al marrone. Ha uno spessore di pochi millimetri. E’ a questo punto che viene colto, prima che la pianta inizi a ramificarsi e a divenire spinosa. La ricerca degli asparagi si basa sul riconoscimento della pianta spinosa, che nelle sue vicinanze può presentare asparagi giovani da cogliere. La sua altezza è molto varia: alcuni asparagi selvatici, cresciuti in zone ombrose, non riescono a svilupparsi in altezza e se ne trovano quindi alti anche pochissimi centimetri e tozzi, ma sono stati trovati asparagi che hanno superato il metro di lunghezza.

Dell’asparago si coglie la parte più morbida. E’ sufficiente afferrarlo con tre dita in prossimità della base e salire poi verso la punta fin quando lo si sente cedere. Un leggero movimento e l’asparago si spezza. Una volta colti vengono fatti a mazzi e legati con un filo d’erba.

Ingredienti per un piatto di spaghetti in bianco agli asparagi selvatici

Gli asparagi si gustano appieno in bianco, con un piatto di spaghetti o anche utilizzando le penne o le mezze penne. In questa ricetta consideriamo soltanto una persona, per più ci si regolerà di conseguenza.

spaghetti per una persona (circa 100 gr.):

  • asparagi di campo (10-15 sono sufficienti per un buon piatto)
  • olio di oliva
  • aglio
  • sale

Preparazione degli asparagi prima della cottura

Gli asparagi vanno prima di tutto lavati e, se si pensa di non cucinarli immediatamente dopo la coltura, vanno tenuti umidi. E’ bene fare attenzione alle punte troppo spesse, possono nascondere dei piccoli vermi se l’asparago è prossimo alla fine del suo periodo (inizio estate).

Cottura degli asparagi

Versate in una padella un po’ di olio di oliva. Mettete dentro gli asparagi che avete spezzettato precedentemente. Aggiungete uno spicchio d’aglio e un pizzico di sale. Mentre soffriggono a fuoco basso, aggiungete anche un po’ d’acqua, uno o due cucchiai secondo la quantità di asparagi, e assaggiateli: devono perdere l’amaro. Gli asparagi sono pronti quando hanno perso il sapore amaro. Il tempo di cottura è di circa 5 o 6 minuti. Appena gli spaghetti sono cotti metteteli nel piatto e versate il condimento di asparagi. Il primo è ora pronto. Una volta assaggiati non si scorderanno facilmente.

Un primo di spaghetti e asparagi appena colti è come un ritorno alle origini, ai buoni sapori della cucina contadina italiana. E’ una soddisfazione particolare, perché il condimento della pasta si è preso direttamente dalla terra, camminando per campi e sentieri, cercando gli asparagi negli anfratti della campagna risvegliatasi dopo il sonno invernale. Gli asparagi selvatici annunciano la primavera, appaiono con essa ed è al loro morire che la stagione lascia il posto all’estate.

La mostarda d’uva

La mostarda d’uva è un piatto tipico dell’enogastronomia piemontese ed è un prodotto costituito da mosto d’uva cotto a cui poi viene aggiunta la frutta di stagione (si parla dei mesi di ottobre e novembre).
L’aspetto è quello di una confettura dal colore scuro, per via del mosto che vi è contenuto.

Era un cibo che veniva preparato con gli avanzi della vendemmia, poiché si sfruttavano tutti quei piccoli grappoli d’uva che venivano lasciati normalmente sulla vite perchè troppo aspri per essere utilizzati per fare il vino.

Va fatta comunque grande attenzione, in quanto si potrebbe avere in qualunque caso necessità di contattare onoranze funebri Montesacro Roma per salutare un proprio caro che ci ha lasciato. In tal senso è comunque bello sapere che vi è chi si occupa del celebrare al meglio la dipartita di un nostro familiare.

Questa uva di scarto veniva pigiata per ottenerne un mosto che andava poi fatto bollire per ore nel paiolo, sulla stufa o nel camino. Le uve in assoluto più utilizzate erano quelle del barbera, del dolcetto, del nebbiolo e del moscato.

Una volta che il mosto si era ridotto (fino ad un terzo) si inserivano nella cottura anche altri frutti di stagione che venivano recuperati. E’ così che venivano raccolti e tagliati grossolanamente i fichi acerbi, che non avrebbero più potuto maturare sulla pianta, le mele cotogne, le pere Martin Sec (pere piccole di brutto aspetto), le noci, le nocciole, la zucca ma anche bucce di limoni ed arance.

Tutta questa frutta finiva nel paiolo, assieme al mosto, a bollire per altre ore, almeno quattro o cinque, fino a quando il composto non risultava molto denso ed i pezzi di frutta quasi completamente sciolti.

La procedura di preparazione viene seguita ancora oggi con la stessa cura dalla popolazione locale.

La mostarda d’uva viene messa ancora calda nei vasetti di vetro con il coperchio a chiusura ermetica, in modo che si possa conservare a lungo.

Con un simile metodo di conservazione può durare un anno, ma se si sterilizza la durata è di tre anni almeno.

Viene utilizzata come accompagnamento per la polenta, per il bollito misto, come ottimo abbinamento coi formaggi. Un tempo la si usava anche con la neve fresca, come fosse un sorbetto.

La zona di produzione comprende il Monferrato, dove viene chiamata Mostarda d’uva Monferrina e l’astigiano e cuneese dove viene chiamata Cognà.

Nel 2003 la giunta comunale di Narzole (AL) ha deliberato l’approvazione di un Disciplinare sulla “Cognà tradizionale di Narzole”, che prevede anche l’utilizzo di cannella, chiodi di garofano e zucchero da barbabietole.

Il documento ricorda inoltre che fin dal 1859 il prodotto chiamato Cognà era utilizzato nel cuneese da tutti i ceti sociali come salsa o come dolce.

Attualmente lo si può trovare nei negozi della zona oppure si può acquistare online nei negozi che vendono prodotti tipici.

Il vino nel Veneto

Che il vino sia uno dei prodotti italiani più apprezzati all’estero non è una novità. Che il Veneto sia una delle regioni italiane in cui la cultura del vino è maggiormente radicata nemmeno. Dal prosecco all’Amarone, moltissimi sono i vini che nascono in questa regione, per poi raggiungere tutto il resto d’Italia e varcare i confini nazionali per allietare i palati di tutto il mondo. Tra il Veneto e il vino c’è sicuramente un rapporto speciale, un legame che non nasce solamente dalle numerose aziende vinicole di cui il territorio è costellato, ma anche e soprattutto dalla cultura contadina della regione, che sembra essere penetrata nella memoria collettiva di tutti i veneti. Bere un’ombra in compagnia (così viene chiamato il bicchiere di vino in Veneto) in una tipica osteria o a casa di qualche amico significa per i veneti condividere una parte della propria cultura e delle proprie tradizioni con gli altri.

Se la cultura del vino in Venero continua ad essere tramandata di generazione in generazione, gran parte del merito lo si deve anche all’immenso patrimonio vinicolo che questa regione può vantare, patrimonio che nel tempo è diventato motivo di orgoglio così come altre peculiarità per le quali il Veneto è conosciuto, dai tesori artistici a quelli naturali. I vini prodotti in Veneto sono moltissimi e tutti diversi tra di loro: dai bianchi ai rossi, dai frizzanti a quelli fermi, la produzione vinicola veneta è davvero ampia e variegata, e per questo in grado di soddisfare tutti i palati. In tal senso, non mancheranno ovviamente alcuni tra i migliori vini di questa regione in occasione del Capodanno 2020 Sheraton Roma, un evento di grande portata che proporrà ai partecipanti vini e cibo di alto livello. In qualsiasi occasione, e qualunque sia il tipo di abbinamento che si sta cercando, potete star certi che tra i vini veneti potete sempre trovare quello che più fa al caso vostro.

Al Veneto va la maggior produzione di vini DOC nell’ambito italiano

Il Veneto, che può vantare il primato della maggior produzione di vini DOC in Italia, può essere suddiviso, dal punto di visto vinicolo, in tre macroaree: quella del veronese (nella zona del Lago di Garda), la zona di Soave, dei Colli Berici e dei Colli Euganei, e la zona del trevigiano e del Piave. Tra i vini prodotti nella zona del Garda spicca il Bardolino Superiore, realizzato con vitigni tipici della zona, tra cui tre vitigni autoctoni: corvina, rondinella e molinara. Non si può poi non nominare l’Amarone della Valpolicella, uno dei vini più famosi della zona. Nella seconda macro area nascono invece prodotti quali il Trebbiano di Soave, il Pinot Bianco e lo Chardonnay.

Spostandosi verso la provincia di Vicenza ci si imbatte nella zona di Gambellara, famosa per la produzione di Recioto e di Vin Santo, e in quella di Breganze, dove nasce il passito dolce Torcolato. Il Tocai rosso è tipico della zona dei colli Berici, mentre sui colli Euganei nascono vini quali il Moscato fior d’arancio e il Serprino. La terza macroarea, quella del trevigiano, è famosa soprattutto per il Prosecco di Valdobbiadene, mentre nella zona del Piave a farla da padroni sono vini quali il Cabernet Franc, il Merlot e il Verduzzo.

Con questa varietà e questa ricchezza di vini di ottima qualità, non c’è da meravigliarsi che la cultura del vino sia così radicata in Veneto!

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